Il 30 dicembre 2024, la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza cruciale riguardo alla definizione di "Paesi sicuri" per i migranti, in attesa di una decisione definitiva della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE). Questo pronunciamento è stato inserito in un contesto di tensioni politiche e giuridiche, con l'obiettivo di accelerare le procedure di rimpatrio degli stranieri e affrontare le difficoltà nella gestione della politica migratoria del governo italiano.
Il provvedimento sui Paesi sicuri è stato integrato in un emendamento al decreto legge n. 145/2024, noto come decreto flussi, approvato dal Senato il 4 dicembre. Questo decreto include una lista di Paesi considerati sicuri, tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, e altri. Tuttavia, diversi tribunali italiani hanno sollevato dubbi sulla legittimità di tali designazioni, rinviando la questione alla CGUE.
In particolare, il Tribunale di Bologna ha contestato il decreto legge n. 158/2024, che riformula la lista dei Paesi sicuri, sostenendo che i criteri utilizzati dal governo italiano potrebbero essere in contrasto con le direttive europee vigenti. Simili preoccupazioni sono state espresse dai tribunali di Roma e Palermo, che hanno sospeso i procedimenti di trattenimento dei migranti nei centri in Albania.
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione di Paesi sicuri spetta principalmente al ministro degli Affari Esteri e agli altri ministri competenti. Tuttavia, ha anche sottolineato che il giudice ha il compito di verificare la legittimità della designazione di un Paese come sicuro, specialmente in presenza di violenze o discriminazioni endemiche.
Questa decisione della Cassazione ha un'efficacia interlocutoria e sospende temporaneamente l'applicazione dei provvedimenti giurisdizionali in materia, in attesa della pronuncia della CGUE prevista per il 25 febbraio 2025. Nel frattempo, il governo italiano continua a fronteggiare critiche e opposizioni riguardo alla sua politica migratoria e alla gestione dei rimpatri.
La questione dei Paesi sicuri rimane un tema complesso e controverso, con implicazioni significative per il trattamento dei migranti in Italia e per la protezione dei loro diritti fondamentali. La risoluzione definitiva dipenderà dalle future decisioni della CGUE e dalle eventuali modifiche normative proposte dalla Commissione Europea.
In conclusione, mentre si attende la decisione della CGUE, il dibattito sui Paesi sicuri continua a suscitare divisioni tra le forze politiche e a sollevare interrogativi sulla compatibilità delle misure adottate con il diritto dell'Unione Europea. La situazione rimane fluida e in evoluzione, con possibili sviluppi significativi nei prossimi mesi.