In una recente dichiarazione congiunta, settantanove nazioni membri delle Nazioni Unite hanno espresso la loro ferma condanna nei confronti delle sanzioni imposte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Corte Penale Internazionale (CPI). Tra i firmatari figurano paesi come Francia, Germania e Spagna, mentre l'Italia non è presente. Altri paesi che hanno sottoscritto il documento includono Paesi Bassi, Grecia, Irlanda, Danimarca, Portogallo e, al di fuori dell'Unione Europea, la Gran Bretagna.
Questi 79 paesi rappresentano una significativa maggioranza dei 125 stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte Penale Internazionale. La dichiarazione sottolinea che le sanzioni statunitensi potrebbero gravemente compromettere le indagini in corso, costringendo la Corte a chiudere i suoi uffici sul campo e minacciando così lo stato di diritto internazionale.
Le misure adottate da Trump prendono di mira i funzionari della CPI che indagano su cittadini americani e alleati come Israele. Il presidente americano ha accusato il tribunale di azioni illegittime contro gli Stati Uniti e Israele, in riferimento alle indagini sui presunti crimini di guerra commessi da militari americani in Afghanistan e dalle truppe israeliane a Gaza. Secondo Trump, i giudici della CPI avrebbero abusato del loro potere emettendo un mandato di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
La Corte Penale Internazionale ha risposto prontamente, condannando la decisione di Washington come un tentativo di minare il suo lavoro indipendente e imparziale. La CPI ha ribadito il suo sostegno al personale e il suo impegno a fornire giustizia alle vittime di atrocità in tutto il mondo. Ha inoltre esortato gli stati membri e la comunità internazionale a restare uniti per difendere la giustizia e i diritti umani fondamentali.
La presa di posizione di Trump ha generato un'ondata di critiche a livello globale. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha sottolineato l'importanza della CPI nel garantire responsabilità per i crimini internazionali e nel dare voce alle vittime. Anche Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha espresso preoccupazione per le sanzioni, affermando che minacciano l'indipendenza della Corte e il sistema di giustizia penale internazionale.
Le Nazioni Unite hanno espresso disappunto per le sanzioni individuali contro il personale del tribunale, chiedendo la revoca delle misure. Sebbene i nomi degli individui colpiti non siano stati resi noti, precedenti sanzioni avevano già preso di mira il procuratore della CPI.
Dall'altra parte, l'alleato israeliano ha accolto positivamente l'iniziativa di Trump. Netanyahu ha ringraziato il presidente americano per il coraggioso ordine esecutivo contro la CPI, accusando il tribunale di condurre una campagna contro Israele e l'America. Anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha elogiato Trump, definendo le azioni della CPI immorali e senza base legale.
Recentemente, su richiesta del procuratore capo Karim Khan, la CPI ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e altri leader per presunti crimini di guerra. Tuttavia, un disegno di legge per sanzionare la CPI è stato bloccato al Senato degli Stati Uniti dai democratici, preoccupati delle possibili ripercussioni sugli alleati e sulle aziende americane.