Il Tribunale di Bologna ha recentemente sollevato una questione di grande rilevanza giuridica e sociale riguardante la cittadinanza italiana. Con un'ordinanza depositata il 26 novembre 2024, il tribunale, guidato dal giudice Marco Gattuso, ha messo in discussione la legittimità dell'articolo 1 della legge del 5 febbraio 1992, n. 91. Questa norma stabilisce che è cittadino italiano per nascita il figlio di padre o madre italiani, un principio che è stato contestato in relazione agli articoli 1, 3 e 117 della Costituzione italiana, nonché agli obblighi internazionali e ai trattati europei.
L'ordinanza arriva in un momento in cui il dibattito sulla cittadinanza è particolarmente acceso, soprattutto a seguito della raccolta firme per un referendum su questo tema. La questione sollevata mette in discussione il tradizionale legame di sangue come criterio unico per la cittadinanza, aprendo un dibattito su cosa significhi realmente essere parte di una nazione.
Il caso specifico riguarda dodici cittadini brasiliani, alcuni dei quali minorenni, che hanno richiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana basandosi sulla discendenza da un'antenata nata in Italia nel XIX secolo. Durante l'udienza, la difesa ha sottolineato che questi individui discendono direttamente da una cittadina italiana nata a Marzabotto nel 1874 e che non vi è stata alcuna interruzione nella linea di discendenza. Tuttavia, non è chiaro se abbiano mai vissuto in Italia o se parlino la lingua italiana.
Il tribunale ha osservato che l'Italia è uno dei pochi paesi al mondo senza limiti al riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Questo ha portato a una situazione unica: ci sono oltre 60 milioni di persone nel mondo che potrebbero richiedere la cittadinanza italiana, un numero che supera la popolazione residente in Italia. La facilità di comunicazione moderna e le crisi economiche nei paesi d'origine hanno contribuito a un aumento delle richieste di cittadinanza.
La questione sollevata dal tribunale riguarda anche il principio di sovranità popolare sancito dall'articolo 1 della Costituzione. La concessione della cittadinanza a milioni di persone senza un legame effettivo con l'Italia potrebbe alterare la nozione di popolo e influire sulla sovranità nazionale e sul funzionamento della democrazia.
Inoltre, viene richiamato il principio di effettività del diritto internazionale, secondo cui la cittadinanza dovrebbe rappresentare un legame genuino tra l'individuo e lo Stato. La legislazione italiana attuale, che consente il riconoscimento della cittadinanza a milioni di discendenti di emigrati italiani, potrebbe non rispettare questo principio.
Il tribunale ha anche considerato gli effetti sull'Unione Europea, dove lo status di cittadino dell'Unione conferisce diritti significativi come la libertà di circolazione e i diritti politici. L'attribuzione indiscriminata della cittadinanza potrebbe avere ripercussioni sui rapporti tra gli Stati membri.
In conclusione, il tribunale suggerisce che potrebbe essere necessario introdurre limiti generazionali o temporali per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, come ad esempio richiedere che almeno uno degli ascendenti abbia vissuto in Italia per un periodo significativo. Questa proposta mira a garantire un legame effettivo con l'Italia e a preservare l'integrità della nozione di cittadinanza.
Il dibattito aperto da questa ordinanza invita a riflettere su cosa significhi davvero essere cittadini di una nazione nel contesto moderno, dove i legami culturali e partecipativi potrebbero essere altrettanto importanti quanto quelli di sangue.