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Every human has rights
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17 February 2026

In Libia la violenza e le torture sono un "modello di business" ormai radicato.

Pubblicato il rapporto dell’Ufficio delle Nazioni unite per i diritti umani e della Missione di sostegno dell’Onu in Libia.

Torture, stupri, detenzioni arbitrarie, estorsioni e tratta di esseri umani. È il quadro drammatico che emerge dall’ultimo rapporto congiunto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia, che denuncia un sistema di abusi diffusi e organizzati ai danni di migranti, rifugiati e richiedenti asilo nel Paese nordafricano.

Secondo il documento, le violenze non sarebbero episodi isolati ma parte di un vero e proprio “modello di business violento”, in cui gruppi armati, trafficanti e reti criminali trarrebbero profitto dalla detenzione e dallo sfruttamento delle persone intercettate lungo le rotte migratorie

Il rapporto si basa su decine di interviste raccolte tra sopravvissuti provenienti da diversi Paesi africani e mediorientali. Le testimonianze parlano di percosse quotidiane, scosse elettriche, privazione di cibo e acqua, oltre a violenze sessuali sistematiche. Donne e ragazze – alcune minorenni – riferiscono di stupri ripetuti durante la detenzione, spesso davanti ad altri prigionieri.

Molti migranti raccontano di essere stati venduti da un gruppo all’altro, trattenuti in centri di detenzione ufficiali o in strutture clandestine gestite da milizie, con richieste di riscatto rivolte alle famiglie nei Paesi d’origine.

Le Nazioni Unite denunciano anche le condizioni dei centri di detenzione, descritti come sovraffollati e privi di assistenza sanitaria adeguata. In questo contesto, il rapporto invita la comunità internazionale a sospendere i rimpatri forzati verso la Libia, ritenuta non sicura per i migranti, e a rafforzare i meccanismi di protezione internazionale.

Particolare attenzione viene rivolta alle operazioni di intercettazione in mare e al successivo ritorno dei migranti in territorio libico, pratica che – secondo l’ONU – espone le persone a un rischio concreto di subire nuove violenze.

Le conclusioni del rapporto si inseriscono in una lunga serie di denunce che, negli ultimi anni, hanno documentato abusi sistematici lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Nonostante gli appelli internazionali, la situazione in Libia continua a essere caratterizzata da instabilità politica, frammentazione del potere e presenza di gruppi armati.

L’Alto Commissariato chiede indagini indipendenti, il perseguimento dei responsabili e l’adozione urgente di canali legali e sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà estrema.

Il rapporto rappresenta l’ennesimo monito alla comunità internazionale: senza un intervento strutturale e coordinato, migliaia di persone continueranno a essere intrappolate in un sistema che trasforma la migrazione in un mercato di sfruttamento e violenza.

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