Al 10° Forum Europeo delle Migrazioni, organizzazioni della società civile, rappresentanti dei lavoratori e istituzioni territoriali si sono confrontati sulle priorità che guideranno le future politiche dell’Unione Europea in materia di migrazioni. Ai lavori ha preso parte anche il Commissario europeo Magnus Brunner, che non ha evitato il dibattito sui temi più sensibili.
Durante le sessioni plenarie e i tavoli di lavoro è emersa una forte richiesta di superare l’uso del termine “illegale” riferito ai migranti, definizione ritenuta scorretta e stigmatizzante. Secondo i partecipanti, la terminologia appropriata è “irregolare”, poiché le persone migranti possiedono competenze, capacità e storie di vita spesso segnate da persecuzioni, instabilità o dalla ricerca di migliori condizioni. In questo contesto, diversi esperti hanno sottolineato l’incongruenza di definire “illegali” soggetti che, in molti casi, sono essi stessi vittime di illegalità.
Perché prima di tutto i migranti sono persone: portano con sé capacità, competenze, talenti e una straordinaria resilienza. Ognuno di loro custodisce una storia di migrazione unica, spesso segnata da persecuzioni, discriminazioni, violenze o da condizioni insostenibili. Altri scelgono di partire per costruire una vita migliore, per realizzare un diritto universale: quello di cercare un futuro più dignitoso.
E allora può davvero essere un crimine voler migliorare la propria esistenza? È accettabile etichettare come “illegali” donne, uomini e bambini che troppo spesso sono, al contrario, vittime dell’illegalità?
Ridurre queste vite a una parola stigmatizzante non solo è ingiusto, ma tradisce la complessità e il valore delle loro storie, il coraggio dei loro percorsi e le potenzialità che portano con sé.
Un altro tema critico emerso riguarda l’eccessiva burocrazia che rallenta la gestione dei progetti finanziati con fondi europei. La complessità delle procedure amministrative – è stato evidenziato – ostacola l’efficacia degli interventi e limita la tempestività delle azioni rivolte all’integrazione.
Dai tavoli di lavoro è arrivata inoltre una conferma già riscontrata da più operatori del settore: i piccoli comuni risultano più flessibili ed efficienti nei processi di accoglienza e integrazione rispetto ai centri urbani più grandi.
Il Forum si è concluso con un appello a promuovere una narrazione più inclusiva del fenomeno migratorio, capace di valorizzare le competenze e i talenti delle persone migranti e di superare la rappresentazione che le lega esclusivamente a situazioni problematiche. Secondo i partecipanti, solo un cambiamento culturale nella comunicazione può contribuire a creare un clima sociale più accogliente e consapevole.
